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Catalogo “La città che scende"
Mostra personale, Spazio Tadini - Milano
Aprile-Maggio 2008
"FACILIS DESCENSUS"

La ragazza metallica si spoglia
la signora del lago sputa il sangue
in questa nebbia di fantasmi liquidi
pietà per i nemici irragionevoli.

Il migratore ha voglia di sparare
rumori di una festa dietro il muro
sto cominciando a perdere le ciglia
dagli armadi usciranno gli assassini.

Sei diventato vecchio senza crederci
lei lascia la stanza, ma tornerà
lo scemo ha rovesciato la scacchiera
domani vado a dirlo al capocasa.

Digita la tua rabbia, topo in gabbia
per quanto il buio ci fa tutti uguali
i morti puntano il telecomando
l’uccello esplode in volo, al crocevia.

Mia madre si è comprata un telescopio
qualcuno grida ma non so dov’è
intanto il mappamondo sta bruciando
credo che correrò fino a stanotte.

Catalogo “Emmhaus”
Galleria Eclettica
Milano, ottobre 2007

“Ecco” iniziò lui, compiaciuto. “Nel sogno qualche volta sono nella cella del condannato a morte, qualche volta no. Comunque, sto al chiuso. Sento che fuori gridano: i giganti !, e mi affaccio a una finestra. Allora li vedo: sono uomini altissimi, nudi, stanno in groppa a cavalli immensi. Avanzano tra la polvere lentamente, e con mazze e scuri colpiscono le case, facendole crollare. Vedo la gente che corre, li sento urlare di paura. Non so perché, ma credo che siano venuti per me. Forse per liberarmi, o per uccidermi,chissà. Mi sembra che camminino verso di me. Tutto crolla, e io mi sveglio.”

[…] “Prova a immaginare un condannato a morte che riceve la grazia all’ultimo momento, e un uomo che si sveglia, all’improvviso, al centro di un mondo distrutto. Quello ero io, capisci ? Quando mi sono ripreso, per modo di dire, ho cominciato a disperarmi perché la mia cella era rimasta in piedi. Piangevo e strillavo, poi mi sono dato dell’idiota, perché ho pensato che anch’io sarei morto, se la cella avesse ceduto. Non riuscirei mai a dirti quanto mi ci è voluto solo per calmarmi, e convincermi che la mia situazione era quasi disperata, e la mia unica salvezza stava in quel foro, che dovevo cercare di allrgare”. […]
    "Dal racconto “Il prigioniero”, 1981


Catalogo “SOPRAVVIVENZE”
Mostra personale, Cortina Arte, Milano, aprile 2005
Mostra personale casa G. Cini, Ferrara, settembre-ottobre 2005        
“QUANDO CREDEVO IN DIO”

"WHEN I BELIEVED IN GOD"
Quando credevo in Dio era tutto semplice.
Il mondo mi sembrava preparato
per me, tutti aspettavano che io
scegliessi quello che volevo fare:
potevo diventare un cacciatore,
o un cuoco, o un militare di carriera
(mi affascinava il grado di maggiore)
oppure ritrovarmi molto ricco,
viaggiare, andare a vivere in Australia,

Non mi stupiva questo mondo docile.
Ogni mattina mi sedevo in classe
E passeggiavo come dentro a un parco
Dell’assoluto: in poche ore Euclide,
gli Urali, la battaglia di Trafalgar
e, dopo la focaccia, Leopardi.

Allora facevo le cose in grande,
non mi aspettavo meno della vita:
fra i miei progetti più modesti c’era
l’amore, molta musica, una macchina
(le sole cose che poi avrei avuto)
E non morire mai, o molto vecchio,

talmente vecchio che la morte fosse
come un trasloco fatto senz’accorgersi
in un immenso corridoio grigio
pieno di gente come me, in attesa.



When I believed in God it was all so easy.
The world seemed made
For me, everybody expected me
To choose what I wanted to be:
I could be a hunter,
or a cook, a professional soldier
(I was fascinated by the rank of Major)
or find myself very rich,
travel, go and live in Australia.

This docile world didn’t amaze me.
Every morning I would sit in class
And go walking as if inside a park
Of the absolute: in a few hours Euclid,
The Urals, the battle of Trafalgar
And, after break, Leopardi.

Then I did things in a big way
I didn’t expect less than life:
Among my more modest plans there was
Love, a lot of music, a car
(the only things I would then have)
and never die, or only when very old,

So old that death would be
Like moving house without realising it
In a immense grey corridor
Full of people like me, waiting.